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Maybelle’s Mango Jam

A new month, a new partner for  Taste & Create . This time is Feeding Maybelle . I scrolled all her blog in search of something at the same time interesting, curious and easy to do. My initial love was for the Linzer Cookies, but after some mail with Maybelle’s mum I opted for a very recent post: Mango Jam .

My 2008 desire (or to be more precise, one of my 2008 desires) was to learn to do jam. That mango jam is really easy to do, and quick. I couldn’t ask more in this period full of work and planning for my b-day picnic.

Thanks to internet I learn to cut mango. Easy, I know, but still some days ago I used it just as fresh fruit in Macedonia.

Maybelle’s mom strongly suggested to use cardamom, so for the first time I tried the Moroccan cardamom pod that a friend of me give me at least two year ago.

Thanks Maybelle’s mom, I’ve learned so many from that mango jam. I change very slightly the recipe: instead of pectin, I preferred some apple ( less than half big apple).  Reading posts on jams, I always found apple as a natural substitute of pectin.

 

La Cavia (my guineapig in the kitchen, alias my boyfriend) deeply appreciates that jam even if we tried it just three hours after preparation. This morning the temptation to eat it was strong, but we hadn’t time.  That’s a recipe to replicate often.

 

MAYBELLE’S MANGO JAM

Ingredients for a little jar, good for some breakfast for 2 people

 

1 big ripe mango (peeled and cut into small cubes)

¼ cup of sugar – 50 gram of sugar

1 tablespoon lime – lemon, I hadn’t lime

1 pod of cardamom

1 teaspoon of pectin – less than half of apple cut in cubes

 

Take all the ingredients in a pot. Cook on medium heat, stirring in-between for 15-20 minutes. Don’t worry the watery mass will come together into solid. Turn off the heat. Let it cool and store in a clean jar.

 

Again thanks Maybelle’mom. It was funny to know that you can read Italian and you’ve Italian-American relatives.

 

Taste & Create is the only blog event that I’m able to respect despite working and personal duties. It worth the efford, every time.

 

Ultimamente sono vittima di uno strano fenomeno. Ossia scoprendo da Roma le peculiarità enogastronomiche friulane avverto una sorta di richiamo ancestrale alle origini. Io che ho sempre desiderato andarmene altrove, per dirla banalmente ho sempre voluto vivere per scoprire il mondo. Sarà la vecchiaia che mi riporta un po’ indietro, da dove vengo o sarà anche un nuovo modo di vivere quei pochi giorni all’anno in cui vado a “casa”. Facendo la turista in Friuli, anziché stare a casa, mi aiuta molto ad accettare le origini e riemergono anche tanti ricordi  di sapori, odori e pomeriggi all’aperto.

 

Ieri sera questo fenomeno di “ritorno alle origine” ha raggiunto uno dei suoi picchi durante una degustazione di Tocai Friulano 2006 che si è tenuta all’International Wine Academy of Rome. All’interno dell’iniziativa “I grandi vini dei Colli Orientali del Friuli”, sono state organizzate due degustazioni guidate al Tocai, pardon Friulano. Alle 21 c’ero anch’io munita di carta, penna e Cavia. Con la Cavia avevo già assaggiato del Ramandolo dell’Azienda Toblar e del BiancoSesto La Tunella. La Cavia si era concesso anche della Ribolla Jacuss, per l’estremo amore suo per la Ribolla.

 

Ero già pienamente nell’atmosfera della serata quando la degustazione guidata è iniziata. Mi stupivo già di quanto sapessi distinguere gli accenti friulani che mi circondavano e percepire le diverse personalità che facce e gesti quasi tipici nascondevano ai non esperti della zona.

 

Vi riporto alcuni appunti che ho preso durante la serata, avvertendovi anche che dal quinto vino la qualità della recensione della serata può aver risentito un po’ delle gradazioni dei vini.

Alla degustazione erano presenti il Presidente del Consorzio Tutela Vini DOC Colli Orientali del Friuli, dott. Comelli, Ian D’Agata per l’International Academy e la sommelier Saula Giusto. Ogni azienda e vino è stata introdotta da un rappresentate dell’azienda stessa.

Vi avverto sono un’appassionata di vini ma non un’esperta. Prendete con le pinze la parte tecnica, per ora sono autodidatta: imparo bevendo.

 

Il Tocai Friulano (evitiamo discussione sul nome) si riconosce per le note di mandorla, salvia, rosmarino, timo e può essere fatto rientrare nella categoria dei Sauvignon vert. La zona dei Colli Orientali ha il suo epicentro nella cittadina di Cividale, un gioiello anche secondo D’Agata, che ha raccomandato il ristorante Ermacola e la pasticceria Ducale per la Gubana. La Gubana è un dolce che Amo, friulano fin nell’intimo, e che la mia amica AnnaMaria di Coquinaria fa in modo egregio, altro che pasticcerie. Per una volta ne sapevo più io J

 

 

 

Incominciamo coi vini sennò divago troppo:

  1. Tocai Friulano “Tai Furlan” 2006 – Cav. Luciano Grudina. L’azienda ha anche un agriturismo aperto il sabato e la domenica. Dell’Azienda è stato raccomandata la Ribolla. Il vino viene messo in botti di legno di ciliegio, rispettando la tradizione, in quanto questo legno dolce non cede tannini. Si tratta di un vino non filtrato che è giovane con riflessi verdolini. D’Agata ha consigliato un abbinamento con fritto misto di pesce.
  2. Ronco dell’Angelica 2006 – Midolini. Altro vino consigliato dell’Azienda è Rosacroce. L’enologo facente parte dell’azienda da due anni ha raccontato di come scelga il momento della vendemmia assaggiando l’uva. Così ho scoperto che esistono dei corsi di degustazione delle uve, oltre che di vini. (In questo mondo del precariato, le professioni del lavoro mi interessano sempre molto.) Il vigneto è vecchio, ha 65 anni. Viene effettuata una propagazione attraverso le gemme al fine di mantenere sempre lo stesso biotipo. Il vino è frutto di tre vendemmie effettuate nello vigneto, la prima in un momento di stress (caduta delle foglie) e le altre due dopo le pioggie (perché in Friuli piove molto anche se a macchia di leopardo, ossia dove capita, capita). Con questo Friulano D’Agata ha suggerito un rombo con patate.
  3. Tocai Friulano 2006 – Stanig. Si raccomanda (non io, andate sul sicuro) lo “Schiopettino”. Il vino viene macerato la prima notte a 15° C, poi avviene la fermentazione ed infine viene messo in botti di acciaio. Si tratta di una vendemmia tardiva (fine settembre). Qui ho imparato quanto il Tocai risenta della pioggia, dato che una pioggia all’ultimo momento può rovinare il fino trasformando gli acini dorati in marroncini. Questo vino ha un colorito dorato e dei toni maggiormente vegetali rispetto ai precedenti.
  4. Friulano 2006 – Stroppolatini. L’Azienda risale al 1862 (dalle mie reminescenze scolastiche, il Friuli è entrato a far parte dell’Italia dal 1866). Ci sono ancora dei ceppi antecedenti alla filossera. Viene effettuata una lavorazione con alzata di cappello (ora vado in Internet per imparare cos’è) e sono usate bocci in acciaio. Al naso si avverte una nota di miele. La gradazione alcolica sale a 13.8 %, che precisione! Il 2006 infatti ha avuto gradazione elevate in Friuli.
  5. Friulano “San Blas” 2006 – Valle. E’ stata presentata come un’Azienda ad alti livelli, come uno dei nomi storici italiani con vigne a Rosazzo e Vicinale. La vendemmia avviene a mano ed è tardiva, nel 2006 è stata fatta ad ottobre dopo il Merlot. Il vitigno è stato piantato nel 1922. Non ha effettuato il Friulano il passaggio in legno. Di regola viene imbottigliata a giugno la vendemmia di settembre. Non è stata messa il vendita la vendemmia 2007 data la scarsa qualità del vino dovuta ad una pioggia a fine maturazione. La tiratura è sulle 3000 bottiglie. Si è parlato anche del ruolo del freddo e della fermentazione. Il Picolit dell’Azienda è al momento sotto analisi per una messa a punto.
  6. Friulano 2006 – Comelli. L’azienda fondata nel 1946 dispone di 7,5 ettari e ha anche un agriturismo. Vengono utilizzati gli stessi vendemmiatori così si ha un’uniforme tecnica di scelta dei grappoli ecc. I vendemmiatori stanno per andare in pensione però: altra professione del futuro? Anche qui ha un ruolo centrale il freddo. I lieviti vengono utilizzati fino ad aprile-maggio. L’annata 2007 sarà pronta per ottobre 2008. Il vino era più sapido e aveva un sapore di menta.
  7. Tocai Friulano 2006 – Vigna Petrussa. Qui a presentare c’era una dei padroni. Dal 1995 ha ereditato parte dell’azienda e ha convertito la sua pensione in una carriera in enologia. Che fortuna! L’azienda ha 6,5 ettari ed utilizza al minimo la tecnologia. Altri vini consigliati sono lo Schioppettino e il Picolit. E’ stato valutato come un vino a metà strada tra il Pomelli e il Valle.
  8. Tocai Friulano 2006 – Specogna. La parte di azienda che vende i vini più economici è la Toblar (assaggiato il Ramandolo, buono). Ha vigne a Corno di Rosazzo e Rocca Bernanda. Per il Friulano la gradazione sale a oltre 14% e c’è più zucchero.  Sono consigliati anche il Picolit e il Sauvignon.
  9. Tocai Friulano 2006 – Sara & Sara. Presenta Alessandro (credo) esperto veramente di soli 24 anni, co-proprietario. L’Azienda opera a Savorgnano al Torre, una delle zone Cru, per il Picolit e il Verduzzo. Vengono effettuate due vendemmie, la prima prima del momento ottimale al fine di dare l’acidità giusta al vino. La sequenza è: selezione del mosto, affinamento in acciaio per alcuni mesi ed alcuni mesi in bottiglia. Ha parlato anche del Picolit dell’Azienda che al momento dura solo 2-3 anni e dell’attenzione posta nel risolvere questo problema.  I sentori di questo Friulano sono più complessi, ha un’acidità marcata ed è sapido come il Comelli.  
  10. Tocai Friulano 2006 – Jacuss. L’Azienda ha 10 ettari e produce 4 vini internazionali e 6 autoctoni. Si è parlato anche del Tazzelenghe, letteralmente taglialingua, vino rosso prodotto in Friuli solo su 4 ettari da 5-6 produttori e che si abbina con piatti di maiale.
  11. Friulano “Terre di Rosazzo” 2006 – Cantarutti. Mi son persa la descrizione tecnica ahimé che mi è stato detto essere interessante e focalizzata sulla tecnica del freddo, tra l’altro oneroso dal punto di vista economico. E’ un vino non filtrato che sta 14 mesi in legno nuovo. Ha un’acidità del 5,5 ed una gradazione del 15%.

 

Allegria !

La degustazione è finita così. Vi avverto che mancano delle accento nei nomi e che gli appunti sono da appassionata. Commenti e critiche sono benvenuti, così imparo. Gli appunti son stati presi anche per le amiche che non son potute venire alla degustazione.

 

 

Link dei produttori citati:

Toblar :  http://www.toblar.it

La Tunella: http://www.latunella.it

Cav. Luciano Grudina: http://www.grudina.it/htm/cantina/cantina.htm

Midolini: http://www.midolini.com

Stanig: http://www.stanig.it

Stroppolatini: http://www.agriturismofvg.com/home_agrifvg.php?page=agr.home&mode=detail&idint=AG0268

Valle: http://www.valle.it

Comelli: http://www.comelli.it

Vigna Petrussa: http://www.vignapetrussa.it

Specogna: http://www.specogna.it

Sara & Sara: http://www.prodottitipici.com/scheda/produttori/6489/Sara-e-Sara.htm

Jacuss: http://www.jacuss.com

Cantarutti: http://www.cantaruttialfieri.it

Ci son poche cose che possono spaventare un vero uomo e ancor meno una vera Cavia culinaria. Ma ieri ho dovuto pasteggiare da sola con un risotto con le spugnole.

Durante weekend friulano, una grande amica, AnnaMaria (la trovate su Coquinaria ), ci ha accolto nuovamente a casa sua e ci ha regalato delle spugnole essiccate. Spugnole? Cosa sono? Suo marito arrivò al punto giusto con anche delle spugnole appena raccolte. Funghi ! Mai visti prima d’ora.

Ero curiosa e ho chiesto delucidazione su come utilizzarli: 3-6 ore di ammollo, lavaggio accurato e bollitura per 30 minuti in acqua salata (in internet poi suggerivano anche pepe e Porto, vedete Wikipedia ).

Non sono una grande esperta di funghi, come è facile intuire. Ma la voglia di provare un regalo e di imparare qualcosa di nuovo mi ha portato a fare un Risotto di spugnole e zafferano fortemente ispirato a quanto ho trovato   in questo forum

Risultato ? Ottimo. Per mia abitudine non ho abbondato nello zafferano. La Cavia ovviamente non si è fatto tentare, perché un uomo vero  ha paura dei funghi. Però non si è tirato indietro nel monitorarmi sull’effetto che avevano i funghi su di me. Il suo referto è stato: nessuno intossicazione, ma un gran euforismo forse causato dal marsala.

Il mio referto: un buon pranzo domenicale con effettivamente un po’ di allegria. Non mi lamento però.

 

RISOTTO CON SPUGNOLE E ZAFFERANO dedicate ad AnnaMaria

 

Dosi  per una solitaria cuoca

100 gr di riso

Mezza bustina di zafferano (la prossima volta anche meno)

¼ cipolla rossa (così ho svuotato il frigo)

Un goccio di marsala

Brodo

Panna da cucina (pochissima)

Sale

Pepe

Poco parmigiano grattugiato

Ovviamente spugnole essiccate provenienti da boschi di Cividale

 

Mettere in ammollo le spugnole per 6 ore. Sciacquarle e pulirle bene. Bollirle per 30-40 minuti in acqua salata e pepate (io ho aggiunto anche del vino bianco, non ricordandomi che ci andava il Porto). Una volta bollite tagliatele a striscioline.

Rosolare la cipolla tagliuzzata nell’olio con un po’ di brodo. Aggiungete le spugnole e cuocetele per alcuni minuti (10 sarebbe l’ottimale, se avessi avuto la ricetta con me). Unire il riso e farlo tostare. Aggiungete  il marsala e fatelo evaporare. Poi fate il risotto come il solito aggiungendo man mano del brodo. A metà cottura aggiungere lo zafferano.

Al termine unire panna (o burro) ed il parmigiano. Lasciar riposare alcuni minuti.

 

E non preoccupatevi se la Cavia coraggiosa torna a vedere come state dopo che lei ha mangiato delle lasagne.  Il vostro piatto non è da meno.

Ospiti per cena

E’ così bello avere ospiti a cena, che la Cavia invita a cena amici, miei e suoi, e li intrattiene in modo allegro e filosofico anche dopo il quarto bicchiere di vino. Vi lascio immaginare i suoi discorsi dopo quel quarto bicchiere e soprattutto dopo lo Spritz da lui amato e creato.

Prima di svelarvi il menù della serata, vi dico chi ho nutrito, spero non avvelenato.

Gli invitati erano FoodVagabond  e consorte, ossia Hande e Theo, poi un’amica mezza spagnola ed un amico della Cavia. Le chiacchiere non sono mancate, neanche le risate. Forse troppi apprezzamenti sui friulani e discorsi semi-seri sul perché gli uomini italiani vivono bene con la mamma. Dico io, se dopo tanto parlarne le cose non cambiano, perché parlarne? Agite o state zitti.

Evito riferimenti al passato d’attori (meglio dire comparse) di film come dire “artistici” di alcuni commensali. Nella vita proprio non si sai chi ti può capire a tavola.

Ringrazio per i fiori, che stavolta mi tengo stretti.

Hande, a causa della tua presenza ero molto nervosa. Temevo di fare brutta figura dopo il tuo simpatico aperitivo durato fino a mezzanotte a casa tua.

 

Ho cercato di pensare a menù primaverile e che combaciasse facilmente con gli impegni di lavoro.

 

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ANTIPASTI

Spritz della Cavia

Pane integrale 

Patè di pomodori secchi (a cui ho aggiunto delle olive nere, che mi rimanevano. Ho utilizzato il peperoncino “triestino” di Elena, grazie mille ! )

Formaggio: toma piemontese

 

PRIMO

Risotto al melone

 

SECONDO

Saltimbocca alla romana

Verdure in agrodolce

 

DESSERT

Crema di lemon curd, yogurt e amaretto (stavolta per il lemon curd ho usato le dosi indicate da La Recette du Jour. Per la crema ho usato 250 gr panna, 250 gr yogurt, 120 gr amaretti)

 

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Di piatti nuovi per il blog c’è solo il Risotto di Melone e forse i Saltimbocca, le cui ricette sono:

 

RISOTTO AL MELONE

Ingredienti per 6 persone

Elaborazione di una ricetta che trovai su Cucina Moderna

 

600 gr riso

1 scalogno

1  melone e mezzo

Brodo vegetale

Parmigiano grattugiato

Panna

Vino bianco (io avevo del Moscato)

Olio extra vergine d’oliva

 

Tagliare lo scalogno a fettine. Tagliare a dadini la polpa del melone (senza semi ovviamente).  Saltare lo scalogno nell’olio d’oliva e con un po’ di brodo. Aggiungere il riso. Dopo unire un bicchiere di vino bianco e metà della dose di melone.

Far assorbire tutto il vino. Aggiungere gradualmente il brodo. Dopo 10 min unire l’altra metà della dose di melone. A fine cottura, a fuoco spento, unire il formaggio (2 cucchiai vanno bene) e la panna (1 o 2 cucchiai). Mescolare.

Servire con una spruzzatina di pepe se volete attenuare il gusto fruttato.

 

 

SALTIMBOCCA ALLA ROMANA ricetta veloce

 

Fettine di vitello

Prosciutto crudo

Salvia (del davanzale di Hande)

Vino bianco (ho usato il Gewuerztraminer che boccheggiava in frigo)

Olio extravergine di oliva  (o burro)

 

Su ogni fettina mettere una fettina di prosciutto e una foglia di salvia, unirle con uno stuzzicadenti.

Mettere dell’olio extra vergine di oliva in una padella cuocere la carne prima dal lato della salvia e del prosciutto, dopo 30 secondi girarla. Aggiungere il vino. Cuocere girando la carne un paio di volte.

Sale & Pepe & gnocchi

Un’altra ricetta da Sale & Pepe, un altro piatto di gnocchi colorato capace di dare un tocco di allegria ad un pranzo.

Al Club Sale & Pepe propongo questa ricetta che è mi è piaciuta sia a livello di impatto estetico sia di impatto gustativo. Tra l’altro, sembra assurdo, era la prima volta che usavo i cipollotti.

La Cavia ha apprezzato il risultato, anche a distanza di un paio di giorni ha espresso un giudizio più che positivo. Come dire, è un piatto che lascia un ricordo.

Ahimè anche stavolta gli gnocchi son stati comprati al supermercato e non fatti da me. Ma vi giuro che li so fare. Quante domeniche passata a casa ad aiutare mia madre a fare gli gnocchi nella nostra cucina mignon, con il profumo di patata lesso che invadeva le narici e fuori il sole friulano post messa.

 

GNOCCHI CON CIPOLLOTI, POMODORI, RUCOLA E OLIVE

Ingredienti per due affamati  (forse innamorati ?)

 

Gnocchi

2 cipollotti

25 gr rucola

125 gr pomodori ciliegina

Olive denocciolate (meglio se taggiasche)

Olio d’oliva

Sale

Pepe

 

Pulire i cipollotti e tagliare a rondelle la parte bianca. Lavare i pomodori e tagliarli a metà. Lavale e sgocciolare la rucola. Sgocciolare le olive.

Cuocere in un tegame i cipollotti con l’olio per3 minuti, unire i pomodori e regolare di sale e pepe. Dopo un minuto aggiungere le olive e far insaporire.

Cuocere gli gnocchi, scolarli e saltarli in padella con il sugo. Alla fine aggiungere le foglie di rucola.

 

La ricetta originale prevedeva della pasta a forma di gnocchi, io ho usato direttamente gli gnocchi.

 

Tornando e stufando

Sono tornata e ho un po’ di piatti da presentare.

E un po’ di ingredienti in cerca di autore. La mia amica AnnaMaria mi ha dato dei funghi spugnole che spero di assaggiare quanto prima. Arrivano direttamente dai boschi di Cividale. Mentre da Trieste ho dei peperoncini nati da sementi messicane, quello di origine maremmana è già finito nella zuppa di porri e patate che ho offerto a Concy.

Inoltre ho del farro del viterbese preso ad un mercatino a Piazzale Trilussa.

Infine, da mia sorella ho visto come si fa il Frico. Appena sarò pronta per un piatto di tale leggerezza ma delizioso ve lo propongo.

 

Intanto, un piatto che è piaciuto molto se non moltissimo sono le patate stufate di Fiordizucca .

Una ricetta facile e relativamente veloce che La Cavia ha veramente apprezzato, tanto che ha mangiato qualcosa anche dal mio piatto. Ecco il mio lievissimo adattamento alla ricetta originale.

 

 

PATATE STUFATE

 

Ingredienti

500gr di patate novelle – 4 patate medie

70gr di scalogni – non ricordo esattamente, forse 2

2 spicchi d’aglio – solo 1

1 noce di burro – non l’ho usato

2 cucchiai d’olio di oliva

1 bicchiere e mezzo di vino bianco

1 rametto di rosmarino

70gr di mortadella

125gr di mozzarella

Sale

pepe

 

 

Lavate bene le patate senza pelarle. Sbucciate gli scalogni e tagliateli a dadini.

Sbucciate l’aglio e sminuzzatelo.

Scaldate l’olio rosolate lo scalogno e l’aglio. Unite le patate, fate rosolare e aggiustate di sale e pepe. Aggiungete il rosmarino, mescolate e versate 1 bicchiere di vino bianco. Coprite e stufate a fuoco basso per circa 30 minuti.

Controllate se le patate sono cotte dopo mezz’ora e se necessitano di un’altro po’ di vino.

Tagliate la mortadella a striscioline e la mozzarella a dadini. Versateli nella pentola a fuoco basso, coprite e lasciate sciogliere la mozzarella per qualche minuto.

Carciofi

Per la prima volta ho usato i carciofi in cucina ed un’eccellente risultato, secondo me e secondo ovviamente la Cavia.

 

 

 

Dopo una serata romantica al ristorante, tal Osteria del Pegno a Roma, sono stata in grado di fare una pasta carciofi e prosciutto all’altezza di quella dell’Osteria. Solo un po’ diversa nel sapore e un po’ più leggera. Meno male, quello era anche il mio obiettivo. E quando la Cavia, senza nessuna interferenza nel mezzo, fa un commento che accoglie in pieno i miei desideri è magnifico.

 

La ricetta è tratta da Sale & Pepe di Aprile 2008, quindi rientra perfettamente nel Club Sale & Pepe .

 

Ecco le mie dosi:

 

PASTA CARCIOFI E PROSCIUTTO

Ingredienti per 2 persone per un piatto semi-unico

 

 

 

250 gr di pasta corta

2 carciofi da Campo dei Fiori J

50 gr prosciutto di Parma affettato

2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato

1 tuorli (ma anche 2 secondo la rivista)

Sale

Pepe

il succo di 1 limone

Olio extra vergine di oliva

1 spicchio d’aglio

 

 

Pulire i carciofi eliminando le foglie esterne, tagliandoli a metà ed eliminando il fieno. Tagliare a striscioline e mettere in una ciotola con acqua e limone. Scaldare l’acqua per la pasta. In una padella rosolare l’aglio e aggiungere i carciofi. Salare e pepare. Cuocere per 3-4 minuti. Cuocere la pasta. In un’altra padella rosolare il prosciutto tagliato a striscioline. In una ciotola mescolare il tuorlo d’uovo con sale e pepe. A cottura ultimata unire il tuorlo, poi i carciofi, il prosciutto ed il formaggio.

 

Buon appetito !

E’ ottima anche per la Cavia bloccata dal torcicollo.

 
A new month, a new partner for Taste & Create Event .

I was astonished when in a very short time after the communication of the partner I saw the entry of La Recette Du Jour on “my” leek risotto . And a few day afterwards a new entry on Le Tagliatelle al buffone .
Very embarrassed by all her efforts, I spend last Saturday morning in doing La Recette Du Jour “Lemon Amaretti Cream Pots” . Just after breakfast I did the lemon curd always following La Recette’s recipe. And before lunch I prepared pots.

“La Cavia”, alias Paolo, really appreciated that dessert. The dessert survived just 12 hours.

 Here my doses (in red):

 LEMOND CURD

 

 

4 large untreated lemons 3 bio lemons

4 eggs – 3 eggs

225 g caster sugar 175 gr sugar

100g butter – 75 g butter

 

Finely grate the lemon rind into a heatproof bowl. Squeeze the lemons. Beat the eggs, add the lemon juice to them, and strain them into the bowl with the zest. Add the sugar and the butter cut into small pieces.

 

Place over a pan of simmering water and stir more or less constantly until it thickens and looks glossy. This will only take a few minutes. Do not overheat or the eggs will curdle.

Remove from the heat.

 

LEMON AMARETTI CREAM POTS

300 ml double cream 250 ml cream

250 g thick yogurt -125 g yogurt (I hadn’t more)

250 g lemon curd – as much as done according to the above reported recipe

100 g amaretti

Whisk the cream in a cold bowl until it stands in soft peaks. Then fold in the yogurt and lemon curd with a large metal spoon. Put the biscuits in a bag and bash with a rolling pin to get biggish pieces, not crumbs. Fold into the cream mixture and then spoon into 6 small ramequins. Cover with cling film and refrigerate for 2 hours, then serve with thin, crisp biscuits.
 

Dipendenza da semifreddo

Una mia collega è allibita per l’intensità dell’amore che lega la Cavia al Semifreddo al cioccolato bianco. Lo vide gettarsi sul semifreddo con un cucchiaio più volte durante un mio passato compleanno. “Mi giravo e lui di nuovo mangiava altro semifreddo”. Si potrebbe classificare, credo, quale un caso patologico: dipendenza reiterata per il semifreddo.

Meno male che da persona oculata io faccia il semifreddo raramente.

La ricetta è semplicissima e veloce. Tra l’altro fu selezionata proprio dalla Cavia dal libro Cioccolato. Non crediate che abbia letto la ricetta, è la foto ad aver fatto la sua parte.

 

SEMIFREDDO AL CIOCCOLATO BIANCO

5 cucchiai di zucchero

7 cucchiaia di acqua

300 gr cioccolato bianco

300 ml di panna da montare

3 uova

 

Scaldare l’acqua e lo zucchero, portare ad ebollizione per un paio di minuti fino ad avere uno sciroppo. spegnere il fuoco.

Unire e far sciogliere la cioccolata tagliata a dadini. mescolare. lasciar intiepidire ed aggiungere i tuorli. mescolare e far raffreddare.

Montare la panna e separatamente i bianchi a neve ben ferma unire al composto di cioccolata la panna (mescolando dal basso verso l’alto per non far smontare la panna), poi unire, con lo stesso sistema, i bianchi d’uovo.

Versare in un contenitore e porre in freezer per una notte.

 

E’ ottimo servito con fragole o caffé o limoncello.

 

La foto ritrae un semifreddo congelato non ottimamente. La Cavia non resisteva e me lo ha offerto poche ore dopo che era freezer. La bontà era comunque quella.

 

Mi è difficile dire qualcosa di questo piatto. Mi è piaciuto così tanto che in una settimana ho già fatto il bis. La Cavia lo ha gradito talmente che l’ha richiesto una seconda volta. E’ un risotto che ho sentito nominare spesso, ma che fino alla scorsa settimana non conoscevo di persona.

 

Era un pomeriggio non particolarmente caldo quando vagando nel web in certa di un’idea per la cena trovai questo il risotto alle pere e gorgonzola . Mi ricordavo di averlo proposto alla Cavia un paio di anni fa, ma all’epoca ero alle prime armi ed i suoi gusti dovevano ancora allernarsi.

Bando alle ciance. Un ottimo piatto parla da solo.

Tra l’altro c’è Veronica di La   Recette du Jour  che aspetta di conoscere la ricetta. E’ la mia partner di aprile in Taste & Create , lei ha già provato il mio risotto ai porri . Ora tocca a me scegliere qualcosa dal suo ricco blog.

 

RISOTTO PERE E GORGONZOLA

Ingredienti per un piatto unico per Cavia e cuoca

 

 

200 gr di riso

1 scalogno

1 pera grande

Vino bianco

Brodo vegetale

50 gr di gorgonzola

50 gr parmigiano grattugiato

Noci

 

Preparare il brodo.

In una padella soffrigere lo scalogno con un po’ di olio d’oliva. Aggiungere metà pera spellata e tagliata a dadini.

Unire il riso e tostarlo per qualche minuto. Aggiungere il vino e farlo assorbire. Quindi unire il brodo e cuocere come un risotto normale. 5 minuti prima che il riso sia pronto aggiungere la restante pera a dadini e il gorgonzola a dadini. Mantecare bene il gorgonzola. A fine cottura, a fuoco spento, unire il parmigiano. Mescolare. Decorare con le noci tagliuzzate.

 

Il mio consiglio nelle dose è di dosare gli ingredienti senza esagerare.

Io ho adottato la soluzione di aggiungere in due tempi le pere, invece di aggiungerle solo verso la fine.

Se non avete lo scalogno va benissimo anche il porro.

 

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