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Voga Girls Menu

Non è uno dei soliti menù.
E’ nato durante una cena da Roscioli con una che fino a pochi mesi fa sarebbe stata una perfetta sconosciuta. Si tratta di Nan conosciuta su Twitter e incontrata a Campo dei Fiori pochi minuti prima sotto un bello scroscio di pioggia serale.
E tra i bocconi, le chiacchiere e gli spezzoni di vita reale da condividere ho accennato alla cena dei colleghi de la Cavia che avrei avuto il giorno dopo.
E lei da brava Voga Girls mi ha chiesto quali piatti della cena sarebbe stato fare in anticipo, dato che dopo l’esercizio il gruppone mangiucchia qualcosa.
Nan…Venezia…Voga Girls…menù…in anticipo
Le parole magiche per mettere in moto il mio cervelletto da cuoca casalinga da combattimento.
Come non onorare le Voga Girls con alcune indicazioni sui piatti buoni da fare per la fase post regata o regatina o allena-regata.
Avete capito chi sono le Voga Girls?
Si tratta di un gruppo di esuberanti, se sono tutte come Nan, ragazze col remo in barca. Vivono a Venezia e cercano di mantenere viva tra il gentil sesso l’arte della regata. Arte perchè tradizione, perchè elemento legato al territorio, perchè storia.
 
Voga Girls
 
 
Se volete saperne di più andate da Nan o sul sito di Vivavogaveneta o ancora scoprire il progetto di trarre un documentario dall’attività delle Voga Girls
e al limite iscrivetevi all’associazione .
(Queste sono segnalazioni che vi faccio per sola amicizia non per marketta).
 
Il mio contributo qui è quello di dare alle Voga Girls, tramite Nan, alcune idee mangierecce che si possono prepare in anticipo.
Ecco, divisi per categoria, alcuni cibi per un gruppo di persone e da farsi il giorno prima.
In alcuni casi sono buoni anche senza doverli riscaldare. Comunque, Nan, fidati tutti i piatti li ho fatti almeno una volta con un giorno di anticipo.
Son quasi tutti piatti già sperimentati e presenti nel blog, ma, sorpresa delle sorprese, ci sono alcune new entry per l’occasione.
 
Antipasti da salvataggio
 
La testa della regata: Il primo
Insalata di farro con pesto ai peperoni gialli: la ricetta per il pesto viene da Cuoche dell’altro mondo e la versione da me fatta è stata questa:
INSALATA DI FARRO CON PESTO AI PEPERONI GIALLI
Ingredienti per 6 persone
 
pesto peperoni
 
500 gr di farro del Pungolo
3 peperoni gialli
110 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
alcune foglie di basilico
75 gr di pinoli tritati
olio extra vergine di oliva
sale e pepe
 
Prima mi sono occupata della spellatura dei peperoni, seguendo le indicazioni di Giallo Zafferano .
Poi ho frullato la buccia dei peperoni e ho aggiunto man mano gli altri ingredienti.
Infine ho unito al farro cotto e fatto passare sotto l’acqua fredda per fermare la cottura. 
Olio, sale e pepe li ho dosati ad occhio e tenendo conto dei gusti dei partecipanti alla cena (fatta questa estate).
 
Acqua alta a Venezia : Le zuppe
 
L’isolotto della torta salata
Torta con zucchine e stracchino. Non abbiate paura c’è anche la traduzione in italiano.
 
Vaporetto a prua : Altri piatti
frittata
Una banale Frittata di patate che potete fare anche aggiungendo pezzetti di salame nostrano.
Verdure in agrodolce. Questa ricetta la potete adeguare ai vostri gusti facilmente. Ricordatevi solo di abbondare con zucchero e aceto e pepe, non fermatevi al solo sale. Sono poi migliori le olive nere, che vanno aggiunte tagliuzzate a rondelle, rendono meglio anche esteticamente.
 
Appendere il remo al chiodo: E’ l’ora dei dessert
 
Sul momento …
Fettine patate gorgonzola : ricetta mi sembra una parola grossa. Dovete semplicemente tagliare la patata sbucciata a fettine sottilissime. Fatele saltare in padella con poco olio. Toglietele delicatamente dal fuoco e ricopritele con del gorgonzola. E’ un’idea banale ma che vale la pena.
 
Ed ora non dovete che mangiare :)
VIVA le Voga Girls. 
O meglio è già arrivata.
Quale fortunata partecipante al tasting panel delle grappe dei Fratelli Brunello , lunedì sera mentre su Roma imperversava un’uggiosa ma vivace pioggia autunnale, che mal si abbinava agli umori post lavorativi, la Cavia spunta in salotto con un pacco. Non un pacchetto, ma un pacco di rispettosissime proporzioni.
Era la Grappa Casetta della Vallagarina.
 
Cos’è il Casetta della Vallagarina?
La Casetta o foya tonda è un vitigno che bazzicava molto bene da quelle parti. Ora rischia di diventare un vitigno di quelli abbondonati dal tempo e dalle mode. E’ un’uva a bacca rossa abbandonata verso gli anni ’60. Il nome casetta viene da quello di una famiglia della zona, tali Mariani, da cui il soprannome di Maranela.
Tra le grappe della collezioni Ricordi ho scelto questa per via del bistrattato destino a cui sembra (ma mai dire mai) destinato questo vitigno. I coraggiosi viticoltori hanno avuto in questa mia scelta una forma di indiretto supporto morale.
Mai dire mai perché persino a New York si organizzano degustazioni di foya tonda. Sebbene, da quanto leggo in giro, venga da taluni banalizzato come un Merlot mascherato.
Ad oggi, maschere o non maschere, è stato riconosciuto quale vitigno doc.
Per maggiore informazioni andate qua.
 
Un pacco per una bottiglia di grappa?
Sì signori, se si fanno le cose per bene anche un tasting panel diventa una sorpresa. Infatti, nel pacco erano presenti due bicchieri (numero perfetto per me e la Cavia) di bicchieri da degustazione ANAG.
 
ANAG e non ANAS?
Sì, ANAG Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e Acquavite . StudioCru per avermi segnalato tempestivamente il tasting panel. A questo uomo devo anche dire grazie per la scheda delle birre canadese che mi ha fatto avere quando ero ad Ottawa.
Quando si vuol proprio dire che pur qualcuno deve fare un duro lavoro, d’ora in poi dirò ANAG :)
I bicchieri hanno un lungo stelo e le dimensioni, come potete sbirciare nella foto, non sono modeste.
 
 

brunello1

 
Ma allora questa grappa …
Eccola. Pronti ad aprirla?
Sentite un potente profumo che ricorda dei frutti ed il bosco. A me è la prima, prima per forza, cosa che ha colpito e oserei dire che il profumo è il punto di forza principale di questa grappa, per una testarda neofita come me. Mi ha proiettato in un altra dimensione, dove il caos di una città come Roma non esiste e non ha senso di esistere.
 
Glu glu glu …si versa la grappa.
All’occhio trasparente e senza impurità.
Al naso si ripete la magia dei profumi quasi da Heidi: puri, semplici, diretti, ancestrali.
Alle papille gustative…con pazienza e sistematicità e senza tirarmi indietro ho voluto sentire tutti i sapori citati nella scheda. Non ho voluto lasciarmi distrarre dal potere alcolico, 41%. Sorso dopo sorso, facendo sostare il paradisiaco liquido in bocca alcuni secondi, senza sottrarlo a nessun angolo del palato, si son fatte strada dapprima le mandorle, il mallo di noce e dopo un po’ il mio tanto adorato ribes.
Ancora, mi è piaciuto sentire del ribes.
 
Nella mia mente intanto si presentavano idee culinarie anche se timidissime. Usare una grappa buona e particolare come questa per cucinare mi sembra un’offesa a questo gorgoglio di sapori e odori. Vedremo nei prossimi giorni se resisterò a non rubare alcune gocce per portarle in cucina. La vedo dura però, sto cercando piatti con quel non so che che giustifica l’utilizzo di un ingrediente prezioso come questa grappa.
 
brunello2
 
 
 
Concludendo…
Questa non è una marketta, ma i ma ci sono.
Devo ringraziare
Devo ringraziare, come è ovvio, i a href=”http://www.brunello.it/it/notizie.php/1012″> Fratelli Brunello per aver avviato questo tasting panel e per la possibilità di poter scegliere tra una lista ricca e variegata di grappe da non tutti i giorni.
Giudizio sintetico da non degustatrice: profumo eccelso, gusto da scoprire a piccoli passi, gradazione che non turba i sapori.
 
Approvata la grappa !

Pere e cioccolato bianco

La pubblicità fa male? E’ inutile?
Non sempre.
  
Sfogliando Bon Appetit ho adocchiato infatti la pubblicità di un prodotto con annessa ricetta. La foto non era entusiasmante, ma il fatto che di mezzo ci fossero delle spezie e del cioccolato bianco mi ha fatto andare in cucina. Ho adeguato la ricetta a dosi nostrane.
Il mix di cannella, noce moscata e chiodi di garofano ha profumato per un po’ la cucina ricordandomi i sapori della cucina indiana. Ma il dessert, di quello si trattava, non ne aveva molto a che fare. Ciò non vuol dire che fosse deludente, tutt’altro.
Fatemi sapere se piace anche a voi, qui è stato gradito e nulla ne è rimasto.
Le dosi le consiglio per 4, anche se in due è stato fatto fuori senza problemi ed in tempo da record.
  
PERE E CIOCCOLATO BIANCO
Ingredienti per 4 persone
pere 1
 
2 pere medie
1 cucchiaino di noce moscata
1 cucchiaino di cannella
mezzo cucchiaino di chiodi di garofano macinati
45 gr di zucchero di canne
125 ml di panna
50-60 gr di cioccolato bianco
10 gr di burro
 
Pulite le pere e tagliatele in quarti. Eliminatene i semi.
Mischiate in una ciottola lo zucchero e le spezie, mescolate bene.
Ponete in una pirofila le pere. Distribuite sopra a dadini-ini-ini il burro. Versate sopra equamente il misto di zucchero e spezie.
Cuocete a 180° per circa 30-40 minuti in forno preriscaldato. 
Cotte le pere, fate sciogliere il cioccolato bianco nella panna riscaldata. Bastano pochi secondi.
Preparate il dolce: ponete nelle ciotole da servizio (beati voi che le avete!) le pere, distribuite sopra il mix panna e cioccolato e aggiungere l’eventuale zucchero rimasto nella pirofila.
 
Allora che ne dite?
 
Altri dolci di cotanta difficoltà sono:

Cavolfiore in zuppa

Questo è un periodo in cui i cavoli tirano parecchio. Basta vedere i mercati.
Per me ahimè è un cibo generalmente vietato, ma a volte succede che l’esame del sangue da come esito “mangiare un contorno di verdura per cena”. E vai !!!
Io mi sono buttata a capofitto sul cavolfiore, anche se solo per una serata…una sola anche perché la pentola è stata pulita a suon di cucchiaiate da parte de la Cavia, che evidentemente ha apprezzato nonostante l’iniziale risposta alla proposta di cena “Corro a prendere del pane per arricchire la zuppa”.
 
Ecco, avete scoperto che ho fatto una zuppa con cavolfiore e carote, presa in prestito da Pepe e Peperoncino .
Io l’ho abbinata con alcune fette di salame, giusto per rimpinguare la Cavia che temeva di patire la fame.
La zuppa è veramente buona, colorata al punto giusto e con un sapore ove il cavolfiore non predomina.
 
ZUPPA DI CAVOLFIORE E CAROTE
 
zuppa cavolfiore
 
1 cavolfiore di circa 600 gr
2 carote
1/2 cipolla rossa
2 patate
250 ml di brodo vegetale (io ho fatto ad occhio, fino a coprire tutte le verdure)
sale
pepe macinato fresco
mezzo cucchiaino di curry
mezzo cucchiaino di curcuma
olio extra vergine di oliva
 
Ho cominciato col pulire e tagliare le verdure, in sequenza: cavolfiori, patate, carote, cipolla.
Intanto ho scaldato il brodo vegetale.
In una pentola ho versato dell’olio (circa 2 cucchiai) e ho aggiunto i cavolfiori. Ho mescolato un po’ e poi ho unito le carote. Altro round di mescolata e veloce cottura e ho aggiunto la cipolla. Infine è toccato alle patate.
Ho fatto cuocere per qualche minuto e ho aggiunto il brodo vegetale.
Ho fatto cuocere a fiamma media per circa 30 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Infine, ho frullato il tutto aggiungendo anche le spezie (curry, curcuma, pepe).
Io non ho salato avendo usato il dado per il brodo.
 
Grazie ancora a Pepe e Peperoncino per aver reso pubblica la ricetta.
 
Last but not least ossia infine voglio ricordarvi del sondaggio che sto conducendo sul blog. Fatemi sapere cosa ne pensate di Ma che ti sei mangiato. E’ un progetto in continua evoluzione e oltre alle opinioni de la Cavia sono interessata anche alle vostre. Clicca qui per andare andare al questionario.
Quando si ha un blog costa fatica non poterlo seguire anche solo per pochi giorni.
Dato che mi tocca andare a Modena per lavoro ho pensato di cercare di conoscervi e conoscerti meglio durante la mia assenza. Come?
Con un questionario per capire come voi e tu vedete e vivete, casomai, il blog.
Insomma sei pronto a dire quello che pensi?

Clicca qui per andare andare al questionario.
 
Per ringraziarti subito del tempo perso a rispondere al questionario ti lascio una semplice ricetta per un pasto casalingo, ma per questo non meno importante. Forse la conosci già, io ricordo quella che mi faceva mia madre e che ora, per questioni geografiche, farò solo a mia sorella.

FESA DI TACCHINO AL LATTE

fesa

50 gr di burro
fesa di tacchino da 500 gr più o meno
5 cucchiai di latte
  
Far sciogliere il burro in una pentola capace di contenere comodamente la fesa di tacchino. Mica vuoi lasciar scomodo il fu tacchino? :)
Porre nella pentola il tacchino e farlo rosolare sui vari lati. Dopo un alcuni minuti aggiungere il latte.
Far cuocere per 35 minuti tenendo coperta la pentola. La fiamma deve essere medio-bassa.
Poi scoprire e lasciar cuocere per qualche altro minuto ad fiamma alta.
  
La Cavia è rimasta deliziata da tale piatto. Magie della cucina o dell’autunno?
 
Infine un grazie a Simonetta e Vale Terribile e Laura per aver testato il questionario.

Pollo al curry

Pollo.
Parola magiche per la Cavia, che più di qualche volta mi avverte via email durante il giorno che ha comprato del pollo…in offerta.
Curry.
Altra parola magica per la Cavia soprattutto dopo i nostri “frequenti viaggi a” Berlino dove abbiamo gustato il famoso curry wurst (che ha persino cucinato lui, come potete leggere dal link).
Poi curry più pollo richiama nella mia mente il ristorante indiano, una delle mie mete preferite anche se non così frequenti. Ecco allora che appena ho letto sul blog Questo Lo Faccio io la ricetta del pollo al curry ispirata direttamente alla ricetta del ristorante indiano di Via San Francesco a Ripa a Roma non ho potuto resistere.
Sebbene la mia fida accompagnatrice nei ristoranti romani, tal Concy, non c’era, mi son detta “Ma c’è la Cavia”.
Ecco allora la ricetta del:
 
POLLO AL CURRY
Ingredienti per 2 persone
 
 
pollo al curry
 
500 gr di petto di pollo 
mezzo cucchiaino Curcuma in polvere,
mezzo cucchiaino Coriandolo
mezzo cucchiaino Cumino
mezzo cucchiaino Paprika piccante
un terzo di peperoncino fresco
due semi di Cardamomo
poco aglio
2 cucchiaini di zenzero fresco
1 cipolla rossa
prezzemolo in sostituzione di coriandolo fresco
Olio extravergine di oliva
Un vasetto piccolo di yogurt naturale non dolce
Sale
Salsa di pomodoro fatta sul momento
 
Ho iniziato preparando una sorta di salsa di pomodoro. Ho preso un pomodoro pulito, l’ho tagliuzzato e lo messo in padella con dell’olio caldo. Ho fatto cuocere a fiamma bassa per un quarto d’ora aggiungendo poca acqua. Alla fine ho messo il tutto nel tritatutto et voilà una salsa di pomodoro fresca fresca, anche se non credo che un gran cuoco approverebbe.
Intanto, ho tagliato a pezzettini il petto di pollo. Poi ho tagliato la cipolla, lo zenzero e l’aglio (poco causa gusti de la Cavia).
Ho messo dell’olio in pentola e ho fatto soffriggere per poco la cipolla. Poi ho aggiunto il trito di zenzero e aglio ed dopo un po’ le spezie. Dopo un paio di minuti ho messo anche la carne in padella e ho girato per altri due minuti.
Infine è toccato alla salsa di pomodoro e allo yogurt. Io non ho avuto bisogno di aggiungere dell’acqua.
Una mescolata e via su fuoco moderato per altri 20 minuti.
Ultima aggiunta il prezzemolo.
 
Giudizio della Cavia al primo morso: Buonissimo.
 
Noi abbiamo mangiato il pollo da solo, ma del riso basmati va benissimo.
Se poi volete completare il pasto con del Halva alle carote, ecco qua la ricetta .
 
Tra poco mi darò anche alle cene indiane casalinghe? :)
Per la cronaca nessun pollo in offerta è stato adoperato…stavolta.

Semplice e buono

Mettiamola così o io sto con un morto di fame o anche le cose più semplici hanno un loro perché.
Già tempo fa il semplicissimo risotto al Parmigiano piacque assai e anche in maniera sconsiderata.
Ma ora sembra che cose ancor più semplici e fatte spesso con gli avanzi riscuotano gran, ma che dico, grandissimo successo da parte della Cavia.
Non mi resta che condividerle con voi. Provatele e fatemi sapere, sono curiosa di sapere il perché di cotanto successo, quasi istantaneo, degli ultimi tempi.
Non trovate foto perché non ci pensavo nemmeno di avere tale riscontro.
 
Ecco la pasta fatta coi resti del menù di venerdì .
 
PASTA CON FETA
200 gr di pasta nel formato di vostra scelta (io avevo le pennette)
1 zucchina piccola
1 carota grande
un quarto di peperone verde
50 gr di feta
 
Scaldate l’acqua per la pasta. Nel frattempo pulite e tagliate a rondelle fini la zucchina e la carota. Tagliuzzate la buccia di peperone.
In una padella mettete dell’olio extra vergine di oliva, cuocete la zucchina e la carota per alcuni minuti. Aggiungete mezzo bicchiere di acqua. Continuate a cuocere finchè l’acqua sarà evaporata. Verso fine cottura aggiungete il peperone.
Quando la pasta sarà al dente, scolatela e fatela saltare in pentola con la verdure. Unite la feta tagliata a dadini e mescolare velocemente. La feta si deve leggermente sciogliere ma non troppo.
Infine aggiungete poco pepe nere.
E’ buona ed è stata molto gradita.
 
E poi un dolce da cena di un giorno lavorativo:
 
YOGURT GRECO ALLEGRO
150 gr di yogurt greco
10 gr di cioccolata fondente
noci
nocciole
alcuni pistacchi
2 cucchiai di miele
 
Avete già intuito la complessa esecuzione?
Tritate la frutta secca e la cioccolata. Scaldate una pentola e buttateci per tostarla la frutta secca per pochi istanti.
Unite frutta e cioccolata allo yogurt. Mescolate assieme anche il miele. Ed è pronto.
A me sembrava un piatto troppo salutare per La Cavia che invece ha gradito tantissimo tanto da pulire ben bene la scodella di lavoro.
 
A presto per piatti più elaborati.

I tempi di un menù

E’ un po’ di tempo che le ricette latitano online, mentre nella vita reale le occasioni di testarle non mancano. 

Per oggi ancora niente ricette nuove, ma un nuovo menù con ricette che in parte potreste già conoscere se bazzicate da queste parti. 
Spesso gli amici mi chiedono quanto sto a cucinare per una cena. Bene oggi vi spiego quanto tempo ho speso (bene) a preparare la cena per 6 persone dello scorso venerdì.
La tabella di marcia è stata:
 
1 – scegliere il menù. Sono partita dai commensali. Tutti amici più la Cavia. Tutti amici poi che erano stati a mangiare da noi (che bello dire noi, alla faccia degli anni solitari da universitaria. Ogni tanto ci penso e mi stupisco…e subito dopo tocco ferro, non si sa mai :) ) Allora si diceva dei commensali, sapevo quindi con chi avevo a che fare. Sapevo che si aspettano qualcosa di buono ma non sempre la stessa minestra. Due, Peppe e Elena, aveva già assaggiato appunto una minestra quasi mia, la famosa zuppa più buona del mondo della cara amica Claudia di Monaco di Baviera. Però avevo voglia di zuppa, sebbene il freddo dovesse ancora arrivare. Pensa e ripensa ecco spuntare la zuppa perfetta a base di carote e tante spezie. 
Poi è stata la volta del secondo e qui è stato facile. I polpi al vino bianco (sebbene stavolta non avessi con me Astraio ) e un’insalata simil greca. 
Il dolce? Facile il più veloce e squisito che ci sia, tal crema al Porto .
2 – Secondo passo fare la spesa, ovviamente il giorno prima. Fatto il menù, si controlla in cucina e si fa la lista della spesa. Volete sapere quanto si spende per una cena così per 6 persone? Io ho speso 32 €.  

3 – Cucinare. Essendo un venerdì, il primo problema è stata tornare con un po’ di energie dal lavoro. Devo dire che mancavano. Ma dopo un venti minuti di relax sul divano, mi son messa al lavoro.

Ore 18 Inizio alle danze
Ore 18.01 estrazione dal frigo degli ingredienti necessari per fare la crema al Porto . Ho amalgamato gli ingredienti col cucchiaio, mescolando vigorosamente e per qualche minuto ad ogni aggiunta.

Ore 18.15 Dolce finito e saluto alla Cavia di ritorno dal lavoro
Ore 18.20 (e non chiedetemi cosa ho fatto nei 5 minuti mancanti!) Inizio della preparazione della zuppa di carote come da ricetta originale di cui ho duplicato semplicemente le dosi ( con esclusione dell’aglio). Mentre preparavo le verdure il brodo bolliva.

Ore 18.45 Con la zuppa in cottura sono passata all’insalata di pomodori, olive, feta . Stavolta non avevo i frigitelli, ma ho aggiunto poco peperone verde. Le dosi sono state: 500 gr di pomodorini ciliegino, olive verde, un ottavo di peperone verde, 50 gr circa di feta, olio, pepe.
Ore 19.15 circa zuppa pronta, pomodorini tagliuzzati in ottavi (che pazienza), cosa manca. Solo i polpi. Inizio quindi della pulitura e tagliuzzamento dei polpi. Anche qui ho duplicato le dosi originale (tranne per l’allora) della ricetta dei polpi al vino bianco .  
Ore 20 circa Tutto quello che potevo fare in anticipo era fatto, relax, cambio d’abito e sorriso pronto per gli ospiti.Ore 20.15 Diamine le tartine ! Ecco allora che mi metto a tagliare la baguette a rondelle, a spalmarci sopra della crescenza e a metterci sopra un pezzettino di alice sott’olio. Li sistemo nel piatto del forno a microonde così…  
Ore 20.40 Arrivo dei primi ospiti. E’ora di sistemare le tartine nel forno a microonde per un minuto circa. E servirle.Ore 21 Arrivo l’ultimo commensale che dice “Ho portato vino rosso tanto qui non si mangia pesce” Come no!  
 
Risultato?
Tutto e dico tutto spazzato via. Inutile a dirsi, c’è chi ha fatto il tris di zuppa e non era la Cavia.
 Il dolce è volato in un secondo via dal bicchiere di un commensale: meno di un minuto ed è stato mangiato. Si è dovuti ricorrere anche lì al bis, perché ovviamente “Ma a me ne avete data di meno!”
Inoltre, alcuni resti di ingredienti ci sono stati…ma questa è un’altra storia. A breve per sapere che ho riciclato gli ingredienti.
 

 
L’iniziativa di Blog Action Day si rinnova anche quest’anno.
L’anno scorso si parlava di povertà , quest’anno di cambiamenti climatici. Insomma, la voglia dare rilievo ad argomenti focali capaci di generare dibattiti anche violenti rimane immutata. Come la povertà può essere vissuta, superata e non superata, gestita, creata al limite erano tutti tema largamente e in maniera varia investigati lo scorso anno. Non da meno sono sicura succederà con i cambiamenti climatici.
  
Da fooblogger ho trovato e trovo alquanto difficoltoso scegliere un’ottica precisa, relativa al cibo, per affrontare tale tema. Mi sembra riduttivo discutere gli effetti dei cambiamenti sul mondo del cibo e del mangiare.
 
Sarebbe facile riportare l’allarme dei gastronomi e sommelier francesi sul rischio che le alte temperature che si prospettano nel futuro non renderanno più possibile coltivare in Francia uve con le attuali proprietà organolettiche. Ma che queste si potranno ottenere solo in Scozia .
 
Sarebbe altrettanto facile riportare i dettaglio dello studio, pubblicato anche sul New Scientist, relativo sempre all’impatto delle alte temperature sui lieviti delle birre ceche . Effetti dimostrati a partire dal 1954 e analizzati fino al 2008. Certo, parlare di acidi alfa nei lieviti Saaz e della caduta della loro concentrazione dello 0.06 % annuo non avrebbero sortito grandi effetti.
 
Per sortire qualche effetto anche solo in termini di maggiore consapevolezza del fatto che i cambiamenti climatici non sono un optional ma una realtà in atto, credo che un’immagine, sebbene futuristica, possa valere più di mille parole.
Se mai siete stati a Venezia , se mai adorate il suo spirito, se mai intuite che è solo un simbolo degli effetti variegati dei cambiamenti climatici in ecco …ecco cosa sarà o potrebbe essere…per sempre.
 
venice 2
 
Certo non si potrà rimandare in eterno il momento in cui intervenire sui nostri stili di vita. I risparmi energetici che noi possiamo fare in quanto cittadini sono piccoli, ma dietro ogni nostro atto di consumo ci sta dietro un mondo, un mondo economico, capace di adeguarsi alle nostre esigenze. Ovviamente non lo fa per piacere o non solo, c’è l’interesse dietro. Bisogna promuovere questo interesse attraverso le nostre scelte. Cambiare le scelte, vuol dire cambiare le nostre esigenze quotidiane. Esigenze che a loro volta sono il frutto di necessità, virtù, ma anche pigrizie e capricci. Siamo sicuri che non possiamo cambiare la nostra percezione delle nostre esigenze?
   
Lasciare sempre accesa la tv è necessario? Lasciare acceso il led della tv è essenziale? Andare a far la spesa senza una borsa (o busta che dir si voglia) reciclabile è impossibile?
Evitare i mezzi pubblici è così necessario? Anche quando non ci sono urgenze?
Aria condizionata e riscaldamento a  go go ci fanno sopravvivere di più?
Dipendere in tutto e per tutto dall’elettricità è così naturale e sano?
Ecc. Ecc. Ecc.
 
Quante cose non faccio ancora ! Da sola non cambierò niente, ma è sempre meglio di niente. Perchè? 
Cambiare le nostre esigenze può cambiare l’economia ed in parte anche il clima.
Insomma, cerchiamo di essere più consapevoli, non solo del gusto del cibo e della vita, ma anche del gusto del clima. E’ tutta una questione di scelte sbagliate e rimandate.
Per non dover dire, senza alcuna via di fuga: Ma cosa abbiamo fatto?!
logoanniv3Un blog event su The Write Taste che vuole sposare il cibo ed il buon scrivere, è una buona scusa per parlare dell’ultimo libro che ho letto.
 
Si tratta di My life in France di Julia Child e Alex Prud’homme.
 
Fermo restando che rimango molto curiosa su quali parti Alex abbia scritto dopo la morte di Julia, suppongo che pochi sappiano chi era Julia Child.
E’ difficile fare i paragoni con analoghi personaggi italiani. Incomincio quindi col dire che cosa ha fatto Julia Child: ha introdotto la cucina francese alle massaie statunitensi attraverso i libri e i programmi tv, insegnando anche a cosa fare nel caso di errori e disastri in cucina.
 
Ma chi era Julia Child? Una donna piena di energia, pignola e con una passione acquisita per la cucina quasi in concomitanza col suo arrivo in Francia, avvenuto il 3 novembre del 1948 assieme al marito Paul. Il marito era una sorta di dipendente pubblico, con un’indole artistica e un foodies, come si direbbe oggigiorno.
Bastarono pochi morsi di cibo francese ad innescare la miccia che ha creato il mito di Julia Child. Ovviamente non è stato un cammino semplice, dato che nessuno nasce imparato e che nessuno ti insegna a scrivere un caposaldo della cucina francese o a condurre una trasmissione televisiva quando la tv era più nuova del pc per noi.
 
Ma il libro My life in France cosa ha di speciale? E’ vero, allegro, energetico. Ero reticente a comprare un libro con sostanzialmente la locandina del film Julia&Julia in copertina. Film che presto dovrebbe arrivare anche qua, ma era già uscito in Canada quando ci stavo anch’io.
Però il libro non è una banalità e non è neppure una trasposizione del film, che non ho ancora visto ma che so non essere incentrato unicamente sulla vita di Julia.
Il libro racconta Julia, anzi sembra quasi che sia Julia. Alex dichiara nell’introduzione di aver tentato di mantenere la cadenza del raccontare di Julia. Leggendolo si capisce la passione per il cibo, le tecniche di cucina, la voglia di Julia di essere professionale in tutta la gestazione dei libri. E’ impressionante il dettaglio per il particolare per non deludere, per evitare di fare il solito libro di cucina affidabile solo in parte. Dona una voglia di imparare le tecniche fin nel dettaglio, di immergersi nei tentativi di maionese fatti da Julia, nell’impastare pane giorni e giorni fino a trovare la ricetta giusta, giusta per gli ingredienti a disposizione, per il forno, il tempo ecc. Si interessava anche di verificare che le ricette francesi funzionassero con la farina americana.
Tutto questo mentre Simone Beck , la coautrice di Mastering the Art of French Cooking, era più istintiva, creativa e legata alla tradizione francese.
Curioso anche il percorso che ha portato alla pubblicazione di Mastering the Art of French Cooking, nato dalla volontà di tre donne (al duo si aggiunse all’inizio Louisette Bertholle), gestito tra diversi Paesi europei quando non esisteva l’email, sottoposto a varie revisioni, ridimensionamenti, sopravissuto ad editori poco motivato, ed infine giunto nelle mani dello stesso editor che ha letto, scoperto e lanciato il Diario di Anna Frank.
 
Julia Child
 
 
Cosa insegna? Non a cucinare, ma ad amare la cucina. Niente ricette, solo racconto. E qui sta la sua forza. E’ la storia di una vita, di una grande carica vitale, di una voglia continua non di cibo ma di scoperta.
 
E’ moderno? Rispondo riportando tradotta a mio modo una frase, che mi ha ricordato un Paese che inizia per I e finisce con Talia:
Lo spettacolo di questa amabile nazione, con la sua grande ricchezza agricola e i suoi tesori culturali, continuamente in bilico, mi fa sorgere il dubbio che la Francia soffra una sorta di neurosi nazionale”
Abbastanza moderno?
 
Insomma, lo consiglio dato che mi sembra che sia uscita l’edizione italiana.
(Per vedere Julia Child e non confonderla con Merylin Streep del film, troverete molti materiali su YouTube, come questi  

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