Fino al 3 marzo 2008 potete mandarmi una ricetta che contenga questi ingredienti:
MELE +
Cannella
Cioccolata amara
Mandorle
Peperoncino
Pesce
Pomodori
Tè nero
I dettagli li trovate qua
Qui vi spiego il perché del 3 marzo. L’anno scorso, indovinate il giorno, ho avuto un ictus, non grave. Ed avendo un food blog ho deciso di legare l’accaduto alla tanto decantata capacità dei cibi di prevenire i malori.Per dare sfogo ai miei ricordi mi son smessa a scrivere qualcosa sull’accaduto. Come spesso si dice partiamo dall’inizio. Coraggio, parto semplicemente dal 3 marzo 2007 quando mestamente me ne stavo a casa già da te giorni con una presunta influenza e febbre alta continua già da tre giorni. In tv c’era la finale del Festival di Sanremo. Erano le nove di sera. Il mio ragazzo, per intenderci la cavia di questo blog, era venuto a farmi compagnia e a cucinarmi una calda minestrina. Mi ero alzata dal letto, mi sentivo finalmente meglio. Ho fatto due passi per la stanza, ho sentito un lievissimo mal di testa e mi son rimessa a letto per prudenza. Paolo mi ha detto qualcosa, io ho bofonchiato qualcosa. Dopo un po’ mi riparla, rispondo (credo)…lui si gira verso di me. Mi chiede se sto bene, non rispondo. Ma io mi sentivo bene. Mi dice che andiamo al pronto soccorso, dato anche all’epoca non avevo un medico a Roma. Lo vedo che telefona, non mi domando a chi. Mi lancia la giacca, mentre continua a telefonare,e mi dice: “Copriti, non prendere freddo”. Io mi alzo in piedi per mettermi la giacca a vento, come normalmente avrei fatto. Ma mi ritrovo per terra, urlante..forse perché non capivo niente. In quel momento non avevo alcun controllo sulle mie funzioni vitali. Paolo mi abbraccia e mi rimette a letto. Dice di stare tranquilla, io gli credo. Gli credo in una maniera totale, da quel momento per un po’ di giorno la mia attenzione era puntata su di lui, sul vederlo. Viene in appartamento anche il figlio della vicina di casa che è medico. Non dice niente a Paolo. Io non mi preoccupo nemmeno quando vedo entrare i paramedici. Devo dire che neanche il cane di casa se ne preoccupata, anzi incomincia a fare le feste a tutti. La ragazza del gruppo mi chiede come sto, io “bbeeennnee”. Non riuscivo a parlare. Dentro di me tutto era perfetto, capivo, ragionavo, ma la comunicazione con l’esterno era interrotta. Problemi coi collegamenti satellitari? Mi ritrovo sull’ambulanza verso il vicino ospedale. Evito di raccontare la cafoneria della dottoressa al pronto soccorso che esordì lamentandosi del fatto che non parlassi. Meno male che c’era l’interruzione dei collegamenti satellitare. Molto gentili furono i due tecnici di radiologia. Io volevo spostarmi sul lettino della TAC da sola, loro mi lasciarono tentare con pazienza e poi mi aiutarono. Lo apprezzai molto. Intanto rividi Paolo che si ostinava a chiedermi il pin del cellulare ed io a dargli numeri a caso. Il problema era che lui non aveva il telefono della mia famiglia che sta Udine. Meno male che esiste Internet.Infine verso l’una di notte mi portarono al primo piano e lì cominciai a dormire.Non mi posi grandi domande su dove ero, sul perché non muovevo la parte destra del corpo, sul perché avessi difficoltà a parlare. Mi bastava vedere Paolo. Non mi chiesi come mai mia madre il giorno dopo fosse già arrivata a Roma. Questo è il racconto di un ictus, tecnicamente di un TIA, che mi blocco i movimenti per 3-4 giorni e che mi fece imparare a dire a 30 anni “trentatrè trentini entrarono trotterellando per Trento” per imparare a pronunciare bene. La cosa divertente, come dire lo scherzo della vita, è che appena iniziai a lavorare mi ritrovai di pronte alla parola stroke, che nei dizionari difficilmente è tradotta come ictus. Spesso si legge ‘colpo’. Mi ricordo nel 2000 la vergogna nel non sapere per giorni cosa diavolo fosse uno stroke.
Pappardella finita.






